Franco Bernabè porta al Festival la sua visione del rapporto tra tecnologia e società

Dom, 10/11/2019 - 12:10

Per la prima volta, la scorsa estate sono state avviate negli Stati Uniti numerose inchieste nei confronti dei giganti del web, per presunti abusi di posizione dominante, pratiche anti concorrenziali e violazioni della privacy. Da queste iniziative nascono numerosi interrogativi: come regolare il campo della tecnologia? Quali condizioni creare perché lo sviluppo tecnologico vada a beneficio delle persone? Quali sono i temi etici connessi allo sviluppo tecnologico? Franco Bernabè, Presidente di Cellnex Telecom, ha cercato di rispondere al Festival durante l’incontro al Circolo dei Lettori. “Di battaglie nella mia vita ne ho fatte tante – ha detto l’ex Presidente della Rai - Considero eccessivo l’entusiasmo per la tecnologia in questo momento. Si fa luce solo sui suoi aspetti positivi.  Penso che non si vedano le conseguenze molto serie che le concentrazioni di potere intorno a una serie di gruppi tecnologici possono avere per la democrazia. Io ho voluto interrogarmi sullo strapotere di società che capitalizzano migliaia e migliaia di miliardi di dollari. Perché il 5G deve sollevare un problema di sicurezza diverso da quello del 4G? Non lo comprendo. È evidentemente una scusa per nascondere altri problemi”.

L’utilizzo commerciale di Internet inizia nel 1994, quando l’allora Presidente degli Stati Uniti Bill Clinton e il suo Vice Al Gore ne liberalizzano l’uso per dare impulso alla creatività e allo sviluppo degli imprenditori. Ma, come ha sottolineato Bernabè: “L’industria del software per come la conosciamo oggi nasce grazie alla pressione dell’antitrust nei confronti dei dominatori del web. Pensiamo ad esempio ad Apple, Facebook e Microsoft. Dobbiamo chiederci cosa è successo al web e perché c’è questa straordinaria concentrazione del mercato”

In questo modo si è generato un paradosso dello sviluppo economico, per il quale la tecnologia, invece di diffondersi liberamente ovunque, ha creato i più grandi monopoli della storia del capitalismo. “La tecnologia ha creato il regno dell’abbondanza, tipica dei beni pubblici, pagati dalla fiscalità generale a scapito della distribuzione della ricchezza – ha continuato Bernabè - Questo è avvenuto non solo per fattori legislativi ma anche perché mentre l’Europa si è mossa in direzione di una standardizzazione, che ha creato competizione, gli Usa hanno scelto un approccio per cui doveva essere il mercato a scegliere il vincitore, ‘the winner takes it all’. Due filosofie completamente diverse. Personalmente, preferisco quella europea, dove c’è più spazio per tutti”.

Ma non è soltanto la dimensione economica a preoccuparlo: “Abbiamo un problema con la democrazia – dice Bernabè - Perché l’abuso e la concentrazione del potere nelle mani di questi signori è altissima. Intelligenza artificiale significa semplicemente sviluppo dell'algoritmo, possibilità di accesso a una straordinaria quantità di dati ed enorme capacità di calcolo. Il pericolo è causato dalla mancanza di controllo su tutto questo”.

Riccardo Liguori (futura.news)